La cultura green dello spazio urbano
In seguito alla pandemia 2019, gli spazi verdi urbani e la natura sono diventati essenziali per la città ed i suoi abitanti, in favore alla protezione dell’ambiente e ad una migliore qualità di vita in contesti aperti e non edificati.
Al di là di parchi, piazze e giardini, gli orti botanici sono spazi fondamentali per la cultura del verde fruibile non solo per i cittadini, ma anche per i turisti.
Un problema attuale delle metropoli, è la perdita della sua identità originaria, lo spopolamento del centro verso le periferie alla ricerca di tranquillità nel verde, fenomeno causato anche da fattori economici, sociali e politici.
Il rincaro dei prezzi post-Covid 19 ha portato i cittadini ad optare per scelte economiche più comode e favorevoli, subaffittando gli appartamenti in favore del turismo, purtroppo spesso identificato con quello di massa, come accade in metropoli come Venezia, Firenze e Roma.
Un esempio di spazio verde, in armonia con quello urbano, è la Valle della Biodiversità in Bergamo, un museo all’aperto che mette la persona in relazione con la natura per educarla nel rispetto dei principi di eco-sostenibilità, facendole conoscere le oltre 1.500 varietà di specie, da quelle locali a quelle tropicali, oltre che a quelle agroalimentari.
Nello stesso contesto culturale green, si ritrova anche il Monastero di Astino, un edificio di perticolare bellezza storica ed architettonica immerso nella natura, che non esclude l’inclusione di cittadini e visitatori alla vita sociale e d’intrattenimento grazie a vari programmi ed eventi.
Bergamo, un esempio di piccola città che offre spunto per le più grandi, dove lo spazio urbano rispetta il verde e la cultura locale, evitando la dispersione urbana, contrastando il fenomeno di fuga degli abitanti ed il turismo di massa.